...ombre e luce...

...sono solo sogni, ombre e luce...
29/08/2004

Ci sono strade sgombre, bianche di ghiaia, che sembrano aspettare di essere percorse. Polverose e delicate, quasi abbandonate, impervie.

Così ci ritroviamo sul solito nastro nero, conosciuto, sicuro della nostra sicurezza, senza imprevisti o fermate. Per fuggire, per scappare, per arrivare vicino alle cose senza conoscerle, per andare veloci e non sentire la fatica del viaggio, il sapore del viaggio. Perchè è più semplice.

Prima o poi, però, l'anello si chiude, e non restano altro che strade bianche per continuare; vorrebbe dire allungare il viaggio, vedere se davvero quei paesi lontani, fatti di piccole case, sono davvero così belli o così tristi, se quelle città sono davvero così interessanti o sono abbandonate, forse sentire il caldo del sole picchiare, ma riscoprire meraviglioso ogni soffio di vento, ogni albero, magari ferirsi scivolando su una pietra e zoppicare per un po', ritrovarsi ricoperti di polvere e assetati, arrivare così stanchi da voler solo dormire ma con il desiderio profondo di voler conoscere quei luoghi che erano solo costruzioni lontane.

Oppure voltarsi, e ricominciare a correre.






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23/08/2004

Ho visto come un nastro, con un capo chissà dove, e l'altro tra me mie dita, sgretolarsi, come carta bruciata. La sensazione di non riuscire a costruire ciò che vorrei, di occasioni gettate, di un tempo che non torna mai.
Ho corso, senza respiro, senza costruire il cammino davanti ai miei passi. Ho capito ora, che un arrivo non c'è se non c'è una buona via, che non puoi correre al contrario senza poggiare su nulla, che, adesso, la destinazione arriverà sempre troppo tardi.
E' difficile fermarsi e doloroso gettare le basi per una strada che arriverà, per bene che vada, solo vicino a dove si sarebbe voluto arrivare.


postato da: fades alle ore 22:39 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie:
21/08/2004

same old story (?)

E' la solita vecchia storia, continuiamo inevitabilmente a rincorrere chi consideriamo migliore di noi, credendo di non avere alternative, vedendo in essi l'unico modo per essere felici.
Non è così, non c'è bisogno di correre, se ci fermassimo, un attimo, e guardassimo dietro di noi, invece di affannarci, scopriremmo qualcuno che è proprio lì, lì per noi, amico sincero, disposto a capire ogni follia, lui, che stava rincorrendo noi, e noi che neanche lo guardavamo.

Capita anche che qualcuno, magari un incantatore di sirene, decida di fuggire, e non per paura, ma per farsi rincorrere, per vedere gli altri soffrire della sua assenza, senza capire che erano già in corsa, che erano già lì vicini, che lo avevano raggiunto e abbracciato.
E se fosse proprio questo ad averlo fatto scappare?

Continuano a ritarnare le domande, la rabbia riaffiora e nulla si può fare. perchè quando qualcuno decide di fuggire ma poi ricominciare, ricomparire senza spiegazioni agli amici, senza degnarsi di un saluto, forse non aveva mai smesso. O mai cominciato.

E' vero, non lo sopporto, non sopporto questo silenzio, non sopporto quel compatirsi, non sopporto il fatto di avere centinaia di mails di qualcuno che non conosco, evidentemente.
Vorrei delle spiegazioni, con tutto il cuore, per scoprire che mi sono sbagliata, che ci siamo sbagliati, che non è successo, in realtà, che un amico non è fuggito lasciando tre righe, per poi ricomparire, lontano, regalando spiegazioni a chi nemmeno gliele chiede.

A volte, penso che sia tardi per le spiegazioni...











postato da: fades alle ore 23:05 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: sfumature
18/08/2004

Lettera - Francesco Guccini

Il giardino di ciliegi è fiorito
agli scoppi del nuovo sole
il quartiere si è presto riempito
di neve, di pioppi e di parole.
All’una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti
le tv sono un rombo di tuono
per l’indifferenza scostante dei gatti.
Come vedi tutto è normale
in quest’inutile sarabanda
ma nell’intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda.
Un g ed un dubbio eterno,
un formicaio di cose andate
di chi aspetta sempre l’inverno
per desiderare una nuova estate.

Son tornate a sbocciare le strade
ideali ricami del mondo
girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia
sfidando tutto senza confini
frantumano un attimo quella boria,
grida di rondini e ragazzini.
Come vedi tutto è consueto
in quest’ingorgo di vite morte
ma mi rattristo, io sono lieto
di questa pista di voglie sorte,
di questa rete troppo smagliata,
di queste mete da sognare,
di questa sete mai appagata
di chi starnazza e non vuol mai volare.
Appassiscono piano le rose
spuntano a grappi i frutti del melo
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull’erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l’età all’improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato.
Come senti tutto va liscio
in questo mondo senza patemi
in questa vita presa di striscio
di svolgimento corretto i temi

dei miei entusiasmi durati poco
dei tanti chiasmi filosofanti
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicino, troppo distanti.

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende
chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni.
Gli amici persi, i libri mangiati,
la gioia piana degli appetiti,
l’arsura sana degli assetati,
la fede cieca in poveri miti.
Come vedi tutto è usuale
solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale
l’affanno e l’ansimo dopo una corsa.
L’ansia volgare del giorno dopo,
la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa che chiami . . . vita.



































































postato da: fades alle ore 11:43 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: sfumature
18/08/2004

Bridging the abyss (from soul to soul)

C'era una volta un lungo ponte, gettato da una riva all'altra, su un braccio di mare. Era tutto di mattoni rossi, da un'entrata non si poteva scorgere l'altra e viceversa per quanto era arcuato. Lo si poteva attraversare ad occhi chiusi, però, senza paura di cadere, perché nonostante le onde alte o la corrente forte, il ponte era continuamente rinforzato da una riva e dall'altra, aggiungendo mattoni e calce. I custodi degli accessi al ponte rinsaldavano ogni piccola crepa, quel ponte era la loro ricchezza, la loro casa. Un giorno di sole e mare piatto, il custode della riva orientale decise di accertarsi come fosse la parte opposta alla sua e vedere come lavorasse il suo collega per accudire il ponte; se fosse stato negligente il ponte sarebbe potuto crollare e anche lui avrebbe perso la cosa più importante che aveva. Si incamminò, dopo aver pranzato, e cominciò a salire l'arcata che così bene conosceva, tanto da poterne ricordare a memoria il numero delle pietre. Dopo qualche ora, arrivato alla sommità, vide l'altra parte, diversa dalla sua, eppure così familiare. Decise di scendere e scoprire il motivo di questo legame, assicurarsi che anche quell'arcata fosse ben tenuta. Iniziò la discesa, ogni mattone gli pareva così diverso da quelli della sua riva ma, in fondo, si disse, erano simili, quasi uguali. Era giunto a metà ormai quando il cielo si apprestava a rosseggiare, ed il sole scendeva sull'orizzonte, vedeva per la prima volta un tramonto dal suo amato ponte. Il mare cominciò a farsi accarezzare dal vento, increspando e scurendosi nel riflesso del cielo. Continuò a scendere, doveva essere sicuro che quell'arcata fosse solida, non avrebbe rischiato un giorno di più. Le nuvole stavano coprendo il cielo rosso, mentre il vento batteva il mare, alzando le onde a lambire le rive di quel piccolo istmo sempre con più forza. Il custode non aveva paura, aveva visto onde ben più pericolose; arrivato nei pressi della riva, ancora rapito dalla bellezza della notte che nasceva, constatò che il ponte era meraviglioso, nessuna frattura, nessun cedimento. La sera era scesa e non poteva trattenersi oltre, avrebbe parlato con il custode il giorno successivo, per telefono, come facevano ogni giorno alle 11 precise. Cominciò a risalire, sorridendo, sotto la pioggia fine che scendeva, "quasi una benedizione" pensò. Ma la pioggia divenne un pianto di rabbia, divenne un temporale. Continuava a salire, con un lieve senso di inquietudine e aumentò il passo. Superò la sommità e raggiunse la sua sponda correndo a perdifiato, tra cuore in gola ed affanno, appena in tempo per voltarsi indietro e vedere il ponte crollare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prese la testa fra le mani mentre le ginocchia si piegavano cedendo sotto il peso dello sconforto e della disperazione. Non capiva più quali fossero lacrime e quali le gocce di pioggia che si mescolavano nella terra diradando il polverone sollevato dal crollo. Gli si avvicinò uno sconosciuto, mai visto da quelle parti dove ogni viso era noto, che aveva l¹aria di sapere più di quanto volesse dare ad intendere: - Pareva che bastassero calce e mattoni a tenerlo in piedi.
- Già, calce e mattoni ogni giorno.
- Ogni giorno ma non oggi.
- Ero andato a vedere se dall¹altra parte c¹era la stessa consuetudine, la stessa dedizione.
- E quindi, oggi, niente calce e mattoni.
- Non c'erano pericoli, il mare era tranquillo, il sole era alto, il cielo benevolo.
- Non ti bastava sapere che quello era il compito affidato ad entrambe le parti, volevi sincerartene.

- Volevo capire...
- Non hai avuto pazienza. - Non ho avuto fiducia...
- ...che notoriamente è cieca, mentre tu hai voluto vedere. Ed ora non hai più il ponte. Non è stato un grande affare, un prezzo abbastanza alto per controllare un po' di calce e mattoni altrui.
- Forse il progetto non era un gran che, forse mattoni e calce non erano di buona qualità... Avrei potuto soccombere nel crollo... Mi sono salvato!
- Bella consolazione... E cosa ti resta senza il ponte, cosa resta alle tue giornate e a questa terra intorno? Il mare è abbastanza vasto da impedirti di raggiungere l'altra sponda se non alle sue condizioni, e a te serviva una strada che lo superasse. L¹altra sponda ti è sconosciuta, e lui era il solo legame che rendeva libere di comunicare le strade e le voci che volessero incrociarsi. Ora non hai più un paesaggio ma due mondi a sé, due universi conclusi, separati da una barriera che sempre richiederà un prezzo per essere abbattuta. E senza un ponte, nessun barcaiolo si avventurerà nel passaggio se scorgerà nubi all'orizzonte o l'acqua che preme sugli argini... Lo sconosciuto tacque, mentre il custode aveva già capito che un nuovo ponte sarebbe costato molta fatica, molto tempo, nuovi mattoni e nuova calce. Un nuovo progetto e l¹impossibilità di aggirare l'ostacolo. Solo di superarlo.
E non da solo

...costruito da Morrigan e Fades ...













postato da: fades alle ore 08:39 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: luce

In parole...

La passione di Artemisia - S. Vreeland
Gente di Dublino - J.Joyce
Il piccolo principe - A. De Saint Exupéry
Undici Minuti - P.Cohelo
Il sentiero dei nidi di ragno - I. Calvino
IL gabbiano Johnathan Livingstone - R.bach
Grottesco - P.McGrath
Testimone inconsapevole - G. Carofiglio
Ad occhi chiusi - G. Carofiglio
Ragionevoli dobbi - G. Carofiglio
L'arte del dubbio - G. Carofiglio
Il contrario di uno - E. De Luca
Tu, mio - E. De Luca
La coscienza di Zeno - I. Svevo
I fiori del male - C. Baudelaire
Il Corvo - E.A.Poe
Antologia da Spoon River - E.Lee Masters
La neve se ne frega - L. Ligabue
Il libraio di Selinunte - R.Vecchioni
Le parole non le portano le cicogne - R.Vecchioni
La casa degli spiriti - I.Allende
Teresa Batista stanca di guerra - J.Amado
Un nome da torero - L.Sepulveda
Eva Luna racconta - I.Allende
Foglie d'erba - W.Whitman
Achille piè veloce - S.Benni
C'est tout - M.Duras
Uomini e no - E.Vittorini
Il sentiero dei nidi di ragno - I.Calvino
Un sacchetto di biglie - J.Joffo
Saltatempo - S.Benni
Oceanomare - A.Baricco
Un hotel particolare per gentili signore - I.Cooney
Siddharta - H.Hesse
Il buio oltre la siepe - H.Lee
La casa del sonno - J.Coe
Jack frusciante è uscito dal gruppo - E.Brizzi
Il tramonto in una tazza - E.Dickinson
Viaggi del tempo immobile - R.Vecchioni
Donne informate sui fatti - C.fruttero
Cuori di Pietra - AA.VV.
Il dolore secondo Matteo - V.Raimo
Seta - A.Baricco
La venticinquesima ora - D.Benioff
Ecstasy - I.Welsh
Sputerò sulle vostre tombe - B.Vian
Il giorno della civetta - L.Sciascia
Nessuno lo saprà - E.Brizzi
Le vergini suicide - J.Eugenides
Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino - Christiane F.
Il profumo - P.Suskind
La ragazza di Bube - Cassola
Sulla sponda del fiume Pedra mi sono seduta e ho pianto - P.Coelho
Un luogo chiamato libertà - K.Follett
L.A. Confidential - J.Ellroy
La luna e i falò - C. Pavese
La casa in collina - C.Pavese
I giochi della notte - S.Dagerman
Il porto dei sogni incrociati - B.Larsson
Memorie di una geisha - A.Golden

...Under Construction...

In musica...

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